Mi presento

Il nome che ho ricevuto dai miei genitori è Carlo, che deriva dal tedesco il cui significato è “uomo libero” e così mi sono sempre sentito. Libero da pregiudizi, per quanto lo si possa essere; sicuramente amo la libertà di pensiero.
Il mio nome è anche Matteo, che deriva dell’ebraico e significa “dono di Dio”, perché sono nato il 21 settembre, giorno in cui la Chiesa Cattolica commemora San Matteo Evangelista. Mi piace particolarmente questo nome perché mi spinge ad essere dono per le persone.
Era un lunedì, il 21 settembre del 1971, quando mi presentai al mondo in quel di Nogara, una piccola cittadina a sud della provincia di Verona, quasi confinante con Mantova. Per i primi due anni vissi a Sanguinetto, sempre in provincia di Verona, nel cuore della pianura padana. Poi i miei genitori decisero di trasferirsi sul lago di Garda, a Lazise, scelta che ben apprezzai. Frequentai le scuole elementari del paese, l’Istituto Salesiano Tusini a Bardolino e mi diplomai all’Istituto Magistrale “Sacra Famiglia” di Castelletto di Brenzone.
E’ difficile dire quando iniziò la mia carriera professionale, ma penso che si possa rintraccia quando, ancora sedicenne, inizia ad occupare l’estate impegnandomi come animatore al centro estivo organizzato dalla parrocchia. Già frequentavo l’istituto magistrale, quindi con una carriera da maestro elementare in erba mi sembrò naturale dedicare l’estate ai bambini.
Sono figlio d’arte in quanto mio papà era dirigente scolastico e mia mamma insegnante di scuola primaria, non avevo via di scampo rispetto alla carriera, per questo mi occupo di educazione. Venni a contatto con il mondo dell’animazione socio – culturale ancora minorenne, il mio primo grande amore professionale che non scorderò mai. Infatti prosegui questa carriera anche le estati successive, per poi passare ad altre attività anche invernali. Ebbi l’opportunità di formarmi al ruolo di animatore socio-culturale presso il Centro Pedagogico Don Bosco di Verona, che in quel periodo era il leader indiscusso, non solo a livello provinciale, ma del Nord – Italia. Mi immersi quindi nella bellissima esperienza dell’animazione socio-culturale, al punto che entrai in una cooperativa di animazione appena diciannovenne. Nel mentre studiavo pedagogia all’Università di Verona, ma era così attratto da questo mondo, fatto di professionisti per metà educatori e per metà artisti, che decisi di dividere il tempo dello studio con quello dedicato a quel bellissimo lavoro. Il primo amore non si scorda mai, proprio perché fare l’animatore negli anni ’90 in Italia voleva dire, appunto, fare sia l’educatore che l’artista e io avevo trovato la giusta sintesi.

Continuai la mia formazione in Piemonte con i CE.ME.A. un’organizzazione di origine francese che predicava i principi dell’educazione attiva. Anche qui io, appena ventenne, conobbi “strane persone” che all’apparire potevamo sembrare usciti da un film sul movimento rivoluzionario del 1968, e in effetti alcuni avevamo vissuto quegli anni attivamente, ma disponevamo di una carica umana, una capacità di coinvolgimento che non ho più ritrovato. Non mi rimase che farmi crescere barba e capelli, calzare un paio di jeans (divisa ufficiale dell’animatore di strada) e lanciarmi per le strade di Verona nella speranza di attivare il potenziale espressivo e culturale dei giovani.

Sempre in quegli anni per puro divertimento, viste le magre paghe di un animatore, iniziai anche la carriera di insegnante. Così, supplenza dopo supplenza, ebbi l’occasione di vedere alcune scuole e tanti, tanti bambini. Finito il servizio civile incappai nella formazione aziendale. Era l’opposto del mio stile di vita, e ancora oggi non ho ben chiaro cosa mi affascinò di quel mondo. Mi trovai quindi con i capelli corti, barba curata e il vestito della domenica indossato di lunedì, lanciato all’interno del mondo delle imprese del Nord – Est d’Italia nel pieno del loro sviluppo. Come tutti i giovani praticanti finii in una società di consulenza e formazione: ATON Srl con sede a Vicenza, parte di un grande gruppo nazionale, il gruppo SA Santagostino.  Questa società aveva importato dagli USA modelli di organizzazione e consulenza sicuramente innovativi per quegli anni. Mi trovai bene, in un ambiente stimolante, frenetico, dove imparai a “stare con le persone”. Mi aiutarono grandi formatori, tra cui  Enzo Spaltro che portò la mia naturale capacità di relazione ad un livello più professionale, mi diede i primi strumenti per agire sui gruppi e nelle organizzazioni.

Il mondo del sociale ancora mi chiamava e quindi molto giovane a circa ventisei anni mi trasferii a Padova accentando di collaborare con Irecoop Veneto, ente di formazione del sistema coooperativo. Fui inserito nel settore socio-sanitario e trovai la sintesi di questi due percorsi: l’animazione socio-culturale e la formazione aziendale. Lavorai a progetti europei di grande respiro a stretto contatto con la regione del Veneto e il Ministero del Lavoro. Progetti di formazione ed inserimento nel lavoro di persone svantaggiate o di operatori sociali o sanitari. Nel mentre mi sposai e nacquero i miei tre figli patavini. Il mio cuore però era inquieto, non mi bastava ciò che stavo facendo, per quante soddisfazioni avevo sentivo che non ero completo.

Un giorno, in un rivista che arrivava a casa dei miei genitori, vidi la pubblicità del master in pedagogica clinica. Fu un colpo di fulmine, l’amore a prima vista. Ne parla in famiglia, si trattava di mettersi in gioco per tre anni a quasi trent’anni con una carriera impostata. Frequentare sabati e domeniche, studiare la sera cercando di mantenere tutti gli impegni, rinunciare alle ferie per pagare il corso. Non sentii ragioni e mi iscrissi, certo che tutto avrebbe avuto un senso. Era l’anno 2000. Qui incontrai un altro mio grande maestro il prof. Guido Pesci. Erano anni particolari, la Pedagogia Clinica muoveva i suoi primi passi, noi primi allievi abbiamo goduto di un rapporto privilegiato con il professore, tant’è che per tutti era semplicemente Guido. Questo grande professionista ha gettato le basi, le fondamenta solide per il mio futuro di pedagogista clinico. Ancora oggi recupero gli appunti preziosi delle sue lezioni e li rileggo per trarne un continuo beneficio. Guido poi nel 2001 mi volle nell’A.N.Pe.C. e io non potei rifiutare, così divenni direttore regionale del Veneto dell’associazione, carica che ancor oggi occupo.

Nel mentre con un collega di Irecoop Veneto, Paolo Pedron, conoscemmo una persona che ancor oggi stimo come una tra i migliori formatori in Italia: Angelo Roncari. Angelo aveva fondato con altri quattro soci Satef Srl una società di formazione con sede a Milano. Nacque fin da subito un’amicizia e collaborazione importante tra me, Paolo e Angelo, al punto che nel 2002 andammo a fondare Satef Veneto Srl società nata come spin – off di Satef Srl, con sede a Padova. Ci occupammo di formazione quasi esclusivamente in ambito socio-sanitario e turistico, progetti speciali di inserimento di persone svantaggiate e selezione del personale.

Al contempo finii la specializzazione in pedagogia clinica e mi avviai alla libera professione. Per tre anni saltai da un corso di formazione a un incontro di pedagogia clinica, devo dire che non mi sono di certo annoiato. Sempre in quel periodo nel circuito Isfar, l’ente di formazione dei pedagogisti clinici, incontrai i miei mentori: Alberto Bermolen e Maria Grazia Dal Porto, due psicodrammatisti argentini. Mi “adottarono” e, come era loro consuetudine, mi aiutarono a scavare prima di tutto nelle mie profondità, per essere in grado di accompagnare altri nel difficile percorso di individualizzazione a cui tutti siamo chiamati. Mi furono molto vicino anche quando mi separai da mia moglie nel 2008, ed è grazie a loro che oggi ho imparato molto da quella esperienza e non ne sono rimasto schiacciato.

Nel 2003 bussò “violentemente” alla mia porta Maria Teresa Moroni, artista e arte terapeuta del lago di Garda. Avevamo abitato nello stesso paese per vent’anni, ma di fatto non ci eravamo mai incontrati. Mi ritrovai a frequentare il suo atelier a Lazise, recuperai finalmente la mia anima artistica che avevo lasciato ai bordi della strada nella mia carriera pedagogica e comincia ad occuparti di educazione all’arte e di arte terapia. Trovai la massima sintesi di ciò che avevo fatto fino a quel tempo, era come il mare al quale giungono le acque dai vari fiumi. Avviai con Maria Teresa un atelier artistico che seguii per cinque anni circa.

Nel 2005 entrai in crisi profonda, volevo dedicarmi esclusivamente all’attività di pedagogia clinica ed educazione artistica, ma avevo una carriera e delle responsabilità in un’azienda di cui ero socio che non potevo eludere. Passai mesi difficili anche perché la mia scelta non ricadeva solo su di me, ma anche sulla mia famiglia. Ricordo ancora il giorno in cui, seduto sulla riva del lago di Garda a Lazise capii che se non avessi seguito il mio cuore lui mi avrebbe lasciato molto presto. Per cui deciso e risoluto ne parlai con i mie soci e con la mia famiglia, e alla fine lasciai la società e Padova per trasferirmi sul lago di Garda e seguire la mia passione: la pedagogia clinica.

Fu così che pensavo che quella scelta fosse definitiva, ma come sempre di definitivo in questa vita c’è ben poco. Nel 2009 re incontrai una collega di Vicenza Federica Ciccantiche come me condivideva la passione per questa professione. Sentivo che mi mancava però un tassello importante, scoprii grazie a lei il tema della mediazione famigliare. Infatti io avevo iniziato ad occuparti di mediazione sociale circa vent’anni prima, partecipando a formazioni sulla gestione dei conflitti nelle organizzazioni e nei sistemi sociali, ma mi mancava il sistema famiglia. Mi accorsi che molti dei disagi dei ragazzi/e che seguivo erano dovuti a conflitti intra famigliari, non disponevo però degli strumenti per tentare di modificare quei sistemi e renderli più armoniosi.

Grazie a Federica mi avvicinai all’Istituto Veneto di Terapia Famigliare dove sotto la competente guida di Aldo Mattucci e Marcellino Vetere colmai queste mie lacune. Devo a loro molto, hanno ristrutturato tutti i contenuti che già possedevo e fornito strumenti veramente potenti per lavorare con le famiglie.

Nel mentre continua la collaborazione con Federica al punto che aprii lo studio anche a Vicenza e feci la spola tra Lazise e la città. La collaborazione prese sempre più il sopravvento al punto che nel 2011 fondammo lo studio associato Callegaro Ciccanti di Pedagogia Clinica e Mediazione Famigliare e coincise con il mio trasferimento in quel di Vicenza.

L’attività crebbe esponenzialmente e ci accorgemmo che non saremmo stati in grado di rispondre a tutte le richieste. Ritrovai una vecchia amica e collega dei tempi di Satef Veneto: Sabrina Salmaso. Conobbi Sabrina nel 2003, agli inizi della carriera di pedagogista clinico e subito condividemmo la passione per la professione. Le nostre strade si distanziarono nel 2005 per una serie di coincidenze, rimanemmo però in contatto, fino a quando nel 2011 ci ritrovanno per convergere su un progetto comune: “Il giornale dei genitori” una rivista di educazione per genitori. Avevamo tutti voglia di diffondere le scoperte, le idee sul tema della genitorialità e quindi ci lanciammo nella fondazione di questa rivista trimestrale interamente dedicata ai genitori. Fu una bella esperienza che ci permise di capire quanto i genitori cercassero questo tipo di iniziative. Dopo un anno di attività della rivista capimmo anche anche la carta stampata aveva fatto il suo tempo, c’era bisogno di qualcosa di più agevole, meno costoso e in grado di raggiungere più genitori. Fondammo, agli inizi del 2013 il blog genitoriok e ci lanciammo nel  Word Wide Web, abbandonando definitivamente la carta per entrare nel mondo dei social.

Scoprimmo che mettendoci assieme io, Federica e Sabrina, potevamo realizzare molte più iniziative e molto più interessanti, così potei recupare l’esperienza di cooperazione, a me tanto cara. Naque così ad ottobre 2013 Pedagogika Cooperativa Sociale. Società in cui attualmente convergono tutte le nostre attività, i nostri sogni, le nostre migliori energie.

L’attività in due anni si sviluppò molto al punto che scegliemmo di fondare il Centro Studi Specialistici San Marco. Una nuova realtà che si occupa di pedagogia clinica, psicologia, psicoterapia, mediazione famigliare e counselling. Il Centro è il coronamento di un sogno iniziato 15 anni prima, durante la prima lezione del master in Pedagogia Clinica. Questo mi ricorda sempre che non importa quanto serve per realizzare i propri sogni, l’importante è continuare a sognare.

Nel 2017 ebbi l’occasione di entrare nel gruppo dei docenti dell’Università di Verona dipartimento Scienze Umane. La mia carriera universitaria inizia nel 2005 come tutor e poi con vari stop and go arriva con un contratto che tuttora mi trova occupato nella didattica.

Per me è anche un’importante occasione di svolgere ricerca scientifica. Altra dimensione della mia professione, in quanto credo che senza ricerca non possa esserci innovazione e quindi la formazione e l’educazione con il tempo diventano vuote.

Questa è la mia storia professionale e personale. Svolgo il mio lavoro mettendoci dentro tutto ciò che ho imparato anche in contesti diversi, a volte simili a volte all’apparenza distanti, per me questo è una ricchezza.

Credo nell’educazione e cioé nella crescita, nel dinamismo, nella trasformazione, nello sviluppo.

Credo che tutte le persone, per quanti disagi possano vivere nel qui e nell’ora, possano sempre crescere.

Credo che le difficoltà non siano un incidente, ma un’occasione per cambiare e per migliorare.